Andres Serrano: tra luce, corpo e sacralità

Untitled VII ( ejaculate in trajectory) anno 1989

C’è un’arte che non si accontenta di essere vista: chiede di essere sentita, sfidata, attraversata: è quella di Andres Serrano. Le sue immagini non parlano solo agli occhi, ma alla coscienza, costringono lo spettatore a confrontarsi con ciò che spesso si nasconde nell’ombra della quotidianità. Nato a New York nel 1950, Serrano ha fatto della fotografia uno strumento di esplorazione profonda, un mezzo capace di trasformare il familiare in sorprendente e il banale in sacro.

La sua poetica si regge su contrasti forti: sacro e profano, corpo e spiritualità, luce e materia. Nei suoi scatti, il corpo umano diventa tempio e simbolo, i liquidi corporei si trasformano in sospensioni quasi eteree, e gli oggetti più ordinari assumono la solennità di reliquie. Non è provocazione fine a sé stessa: è un invito a guardare con occhi nuovi, a leggere tra i veli della percezione, a sentire l’arte come esperienza totale.

La luce nelle opere di Serrano non è solo illuminazione: è materia vivente. Modella forme, intensifica contrasti, rende tangibile l’emozione, trasformando ogni soggetto in un quadro sospeso tra realtà e simbolo. L’acqua, il sangue, il vetro o il latte diventano palcoscenico di un teatro silenzioso, dove ogni riflesso e ogni ombra parlano di vulnerabilità, transitorietà e bellezza nascosta.

Questa forza visiva si intreccia sempre con una riflessione profonda. Serrano ci costringe a confrontarci con la nostra storia, le convenzioni religiose, la morale collettiva. La sua fotografia è una lente che amplifica ciò che ignoriamo, un mezzo per far emergere l’invisibile, per far sentire il peso delle emozioni, delle contraddizioni e dei tabù che attraversano la società.

La sua influenza sull’arte contemporanea risiede proprio in questo equilibrio: tra tensione e poesia, tra provocazione e contemplazione. Ha ridefinito la fotografia come linguaggio concettuale, mostrando che un’immagine può scuotere, emozionare e riflettere in profondità. Serrano ci ricorda che l’arte non è mai neutra: è luce che attraversa l’ombra, è corpo che diventa simbolo, è sacro che emerge dal quotidiano.

In ogni sua opera c’è un battito che non si ferma: un invito a guardare, sentire e attraversare il mondo con uno sguardo nuovo, capace di accogliere la bellezza anche là dove più ci spaventa. L’arte, secondo Serrano, non consola: trasforma.

Luigino De Martinis

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